Rage Yoga anche in Italia: relax con alcool e bestemmie – VIDEO

Rage yoga
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Il Rage Yoga arriva in Italia 

In un periodo di caos, in una società frenetica dove si è sempre in ansia, vi è un modo per alleviare stress, tensioni e scaricare tutta l’adrenalina in corpo: il Rage Yoga.

Il termine yoga potrebbe creare confusione; da sempre lo yoga è caratterizzato da musica dai volumi bassi, luce tenue e candele per creare la giusta atmosfera. Il Rage Yoga non è niente di tutto ciò. Arrivata da poco in Italia, la disciplina alternativa nasce dall’idea della canadese Linsday Istace. La donna cercava un approccio diverso dal tradizionale yoga pur comunque ricavandone i medesimi benefici. Ideale per chi necessita un approccio strong per alleviare l’accumulo di stress. Rage letteralmente significa rabbia, collera. Rage Yoga è lo yoga della rabbia. Una pratica di rilassamento – ecco perché il riferimento allo yoga – accostato alla rabbia: un modo per far sfogare le proprie tensioni con parolacce, bevendo alcolici e bestemmiando. Gestire insomma la rabbia con la rabbia.

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Cosa rende il Rage Yoga speciale

Rage Yoga
Rage Yoga, lo yoga della rabbia (foto dal web)

Caos e senso dell’umorismo, queste sono le due caratteristiche del Rage Yoga. Gridare, imprecare, ascoltare musica metal e anche bere, decisamente un’atmosfera unica. Lo scopo dell’alcool è quello di far ridurre – ai partecipanti alle lezioni di rage yoga – i freni inibitori che possono compromettere altrimenti la riuscita della seduta. Gridare da sempre aiuta le persone a tirar fuori le proprie emozioni ed esprimere quello che non va. Un modo terapeutico che mira al pieno raggiungimento di sé, la rabbia tirata fuori che svuota la propria anima. Sebbene il rage yoga abbia comunque provocato non molte perplessità sull’efficacia della stessa, va precisato che questa formula alternativa di yoga, riscuote successo tra chi generalmente non si sarebbe mai avvicinato allo yoga tradizionale. Tuttavia non mancano analogie tra le due forma di yoga: si sta in entrambi i casi sul tappetino ad occhi chiusi per procedere con le tecniche di respirazione. Solo che l’insegnante, anziché chiedere silenzio per concentrarsi, sollecita i partecipanti ad urlare e dire parolacce. Un effetto profondamente liberatorio.

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