Covid, uno studio rivela: il raffreddore potrebbe aiutarci a guarire

COVID-19 Ricerca
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Le ricerche hanno dimostrato che soggetti con una maggiore risposta immunitaria al Covid19, erano stati esposti precedentemente ad un virus simile, causa del comune raffreddore

I risultati pubblicati sull’autorevole rivista Science, sono il frutto di una lunga ricerca incrociata che ha coinvolto diversi scienziati e pazienti volontari in tutto il mondo, ha esaminato il sistema immunitario umano attraverso l’analisi di campioni di sangue da persone guarite dal Covid-19 che non erano mai state esposte precedentemente allo stesso virus.

Lo studio è partito cercando le risposte su come il contagio da nuovo coronavirus possa provocare effetti e sintomi diversi in base al soggetto colpito, infatti, anche a parità di assenza di particolari condizioni di rischio pre-esistenti e stesse condizioni di salute di base, la differenza di risposta immunitaria è notevole, portando alcuni a restare asintomatici, altri a sviluppare sintomi simili all’influenza, fino ad arrivare a gravi complicazioni che comportano il ricovero in terapia intensiva.

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Ecco come il raffreddore può aiutare a proteggere dal Covid-19

Covid e raffreddore
Covid e raffreddore (foto dal web)

Le ricerche hanno dimostrato che i pazienti che reagivano meglio al Covid, presentavano tutti una caratteristica comune: la presenza di un tipo di anticorpi particolarmente reattivi, che attivando repentinamente il sistema immunitario hanno permesso una maggiore risposta all’infezione.

In base ai campioni esaminati, in una percentuale che va dal 20 al 50% tra quelli guariti che avevano presentato meno effetti del virus rispetto agli altri, si è constatato che la resistenza allo sviluppo dei sintomi da SARS-CoV-2 era dovuta ad una caratteristica presente nei Linfociti T, o Cellule T., la cui funzione è quella di prevenire e combattere le infezioni producendo anticorpi, per questo sono dotate di una memoria in grado di riconoscere il corredo genetico di frammenti di virus che sono già stati presenti nell’organismo, per stimolare una più veloce attivazione immunitaria.

Si è dimostrato quindi, che nelle Cellule T dei soggetti guariti più velocemente, erano presenti anticorpi “anti coronavirus” dovuti ad una precedente infezione da un virus della stessa famiglia del Covid-19, come potrebbe essere il comune raffreddore.

I coronavirus infatti appartengono ad una famiglia di agenti patogeni molto vasta che comprende oltre ai letali SARS-CoV e il SARS-CoV-2 (Covid-19), altri virus simili e molto diffusi, che possono contagiare l’uomo ma sono poco aggressivi, le infezioni in soggetti sani infatti si risolvono spesso spontaneamente provocando solo sintomi lievi. E’ quindi probabile che molti pazienti, semplicemente avendo avuto un raffreddore abbiano già contratto un tipo di coronavirus che permetterebbe loro una più positiva evoluzione anche in caso di successiva infezione da Covid.

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In base a questi risultati la ricerca può ora andare avanti con la sperimentazione, nello sviluppo di terapie cellulari, studiando i betacoronavirus meno aggressivi, si potrebbe arrivare a sviluppare un tipo di vaccino basato sulla “cross-reattività”, che stimolerebbe il sistema immunitario per aumentarne gli anticorpi specifici, e prevenire le gravi conseguenze del più pericoloso Covid-19.

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